Sarri – l’uomo venuto dal basso ai vertici del calcio italiano

    Maurizio Sarri è un personaggio di cui si è parlato tanto e detto quasi tutto, ma per raccontarlo non si possono ignorare le sue origini. Le origini di colui che oggi alla guida del Napoli è diventato uno degli allenatori più preparati d’Italia e d’Europa.

    Stia, Faellese, Cavriglia, Antella, Tegoleto, Sansovino, Sangiovannese, prima di approdare al Pescara nel 2005/06 per affacciarsi nel calcio che conta. Sono queste le squadre che ha guidato nei primi 15 anni di carriera tra le province di Arezzo e Firenze. Umili categorie, campi tosti, luoghi dove il calcio è come la vita, per lo più palla lunga e pedalare. Tanti tanti calci e rituali polemiche, arbitri che si fanno influenzare dalle minacce di pubblico e compagini di casa e paesi interi arrampicati sulle reti. Viene da dove siamo passati tutti noi, semplici amanti del pallone che hanno calcato campi solo per la passione di giocare al calcio.

    Sarri cena stia 1991
    Credits Casentino2000
    Sarri cena spogliatoio post allenamenti1991
    Credits Casentino2000

    Maurizio Sarri tanti anni fa lasciò il proprio lavoro per dedicarsi al calcio, ha creduto in se stesso prima che lo facessero gli altri e oggi che si trova nell’olimpo non perde occasione per essere quello che è sempre stato. Un permaloso e geniale mister in tuta, fumatore, scontroso e bastian contrario.

    Ha tanti difetti mister Sarri ma il suo successo è dipeso anche da quelli, oltre che dai pregi:

    1 – COCCIUTAGINE. Sarri è un tipo ostinato nelle scelte ma questo è anche una forza, perché il suo lavoro è talmente meticoloso che il margine di errore è esiguo.

    2 – ANTICONFORMISMO. Non è avvezzo alle telecamere, a volte non sa essere così diplomatico nelle dichiarazioni, ma bisogna perdonarlo. Sia perché sappiamo da dove viene e sia perché questo suo modo di essere l’ha reso quel favoloso allenatore che è, quello che per mentalità non parte mai battuto.

    3 – INTELLIGENZA. I primi mesi della stagione d’esordio alla guida degli azzurri sono a tutt’oggi il momento più delicato della sua esperienza napoletana, aveva riproposto il modulo di Empoli, un 4-3-1-2 con Insigne trequartista, ma le cose stentavano a decollare. Ebbe l’intelligenza di cucire in poco tempo il vestito più adatto alla squadra.

    4 – IDENTITÀ. Il Napoli è evidentemente la compagine italiana con la maggiore identità di squadra, sciorina un gioco bello ed efficace, fatto di scambi stretti e movimenti coordinati, se si è appassionati di calcio è un piacere vederlo giocare. Più passa il tempo poi e meno la squadra tende a specchiarsi, il lavoro di Maurizio Sarri va applaudito.

    5 – PREPARAZIONE  Tutto si può dire di Sarri, tranne che non sia un allenatore preparato, uno che ha saputo colmare il gap con i suoi colleghi ex calciatori di livello con il lavoro sul campo, lo studio e l’applicazione dal basso. Oggi è ai vertici della Serie A ma non sembra intenzionato a vivere di rendita.

    6 – CARATTERE Più di una volta il suo Napoli ha dimostrato di essere una fenice, di saper rinascere quando sembrava dover affondare. Sa ricrearsi, forte delle proprie sicurezze, riprende slancio sull’onda delle idee del proprio allenatore che, come pochi altri, sa fare di necessità virtù.

    La poesia del Napoli ha un nome e cognome: Maurizio Sarri.

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