Roma, inferno giallorosso – Ripartire o cambiare ancora

    Stasera Roma-Frosinone e sabato il derby, il campionato della Roma si gioca in una settimana.

    Il mondo Roma è in subbuglio, risvegliato dal sogno chiamato semifinale di champions e ripiombato nell’incubo di un inizio di stagione disastroso. Presto detto, presto fatto: come sempre da più parti si vomitano accuse su quell’ambiente tanto giallorosso quanto umorale, che si dice essere un limite più che un valore aggiunto, da sempre. Da sempre saturo di passione e di chiacchiere da bar, di fermento e di maledizioni, un cuore che pompa emozioni e che lascia respirare ogni giorno il tifoso, a cui sa dare una linfa diversa per affrontare la vita di tutti i giorni. Giusto o sbagliato che sia, è lo stato d’animo del vero tifoso della Roma, quello fermo al semaforo che prima scuote la testa e poi annuisce con la radio a palla e qualcuno che parla della Maggica

    Stasera si gioca la sesta giornata di serie A e in programma c’è Roma – Frosinone, che tutto ci si aspettava, tranne che fosse decisiva per le già compromesse sorti di una stagione di speranze, quelle che a Roma sono figlie di un accoppiamento speciale, quello tra l’amore cieco o la passione sfrenata.

    Per questo a Roma le vittorie sono poche ma così belle, per come si vive il concepimento

    Noi tifosi siamo tutti allenatori, dirigenti, calciatori, raccattapalle e magazzinieri, e in una situazione di evidente difficoltà è facile addossare la colpa a uno soltanto, come se la soluzione ai problemi risultasse lineare più semplice di quanto è. Invece bisognerebbe dividere le colpe e percentualizzare le responsabilità. Noi ci proviamo, col beneficio del dubbio, della critica e della contestazione:

    SOCIETÀ 50%

    pallotta e monchi lungolinea
    pallotta e monchi lungolinea

    Il problema alla base è il distacco, l’interesse esclusivo al business che fa storcere il naso al tifoso. Quello della Roma dice che tifa solo la maglia ma ama affezionarsi e oggi non ci riesce più, e come la donna ferita da un uomo che non dà più fiducia ai successivi. La passione resta la stessa ma la pazienza rasenta lo zero. Questo in contrasto con una società che è stabilmente ai vertici del calcio italiano ma che quest’anno sembra aver fatto il passo più lungo della gamba, perché se l’obiettivo era raggiungere la Juventus, il ritoccare la rosa sarebbe stata la risposta, e non la rivoluzione tecnica attuata dal ds Monchi.

    L’obiettivo primario non è evidentemente quello di primeggiare ma quello di competere in attesa dello sviluppo economico decisivo. Lo stadio di proprietà è il nodo per l’ipotetica futura crescita della società, ma un fallimento del progetto allontanerebbe sponsor e investimenti societari, i ritardi sulla costruzione hanno già determinato un cambio di rotta? 

    SQUADRA 30%

    edin dzeko lungolinea
    edin dzeko lungolinea

    E se è vero che di interrogativi dall’alto ne giungono tanti, è anche vero che non può essere un alibi per chi scende in campo. I calciatori della Roma in questo momento appaiono spaesati, stanchi, quasi annichiliti e in balìa degli eventi.

    Senza fare nomi e soprassedendo ad analisi tecnico-tattiche, parecchi di loro forse non rispecchiano l’identikit caratteriale ideale per calcare l’Olimpico, è questo il grosso dubbio che sorge quando le cose vanno male, quando è più importante l’uomo con gli attributi che il talento calcistico. 

    ALLENATORE 15%

    di francesco lungolinea
    di francesco lungolinea

    Eusebio Di Francesco, quello che era sembrato l’uomo giusto ora è l’uomo da buttare, il capro espiatorio, l’assassino dei sogni di gloria e speranze scioviniste di chi ama il condottiero duro e caparbio. Il Mister ha sicuramente delle colpe:

    • il suo essere forse troppo aziendalista e aver avallato tutto il calciomercato
    • il non aver dato un gioco alla squadra dopo un anno e mezzo ed una preparazione al completo
    • l’essere ‘caduto’ a parlare d’ambiente nelle ultime conferenze stampa, fattore che la scorsa stagione aveva gestito alla perfezione cancellando possibili alibi a se stesso e alla sua squadra
    • la confusione e i troppi tentativi di cambiare modulo a partita in corso per dare una scossa e il mancato rendimento di alcuni nuovi come Cristante e Pastore nella zona nevralgica del campo

    Ma detto questo Eusebio Di Francesco non è l’unico responsabile, ed è forse uno dei pochi che tiene davvero alla Roma, che vive male se a fine partita raccoglie la giacca dalla panchina e non i 3 punti. Si dovrebbe ripartire da questo.

    TOTTI 5%

    totti lungolinea
    totti lungolinea

    Un pò è anche colpa sua. Francesco Totti ha permesso a qualcuno di farlo smettere e la sua dipartita è inevitabilmente diventata un bivio epocale, l’anno zero, il prima e il dopo Cristo, e nella cinica fotografia di questo momento storico il popolo giallorosso è come quello tedesco quando è stato eretto il muro di Berlino.  

    TIFOSI 0%

    I tifosi fanno i tifosi e come tali vanno calcolati.

    Il tifo giallorosso è un popolo ateo in attesa di una generazione di profeti, nessuna entità religiosa ma un’evoluzione naturale, nessun messia che nasce cresce e smette, perché quello è già passato.

    La gente sogna un insieme di uomini fatti di storia ed attitudine, un’icona proiettata alla perfezione nella relatività di Roma che sappia rendere meno amara la sconfitta. Una specie di esseri a sangue caldo che appaiano come una cosa sola e che insieme sappiano adattarsi nell’ambiente in cui vivono… nel fuoco della Roma giallorossa.

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