MISTER FUTURO – Daniele De Rossi

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    Comincio dal basso, dal fumo di una sigaretta in una stanza semi-buia, dal punto più basso della carriera di Daniele De Rossi.

    Dallo sguardo di un uomo, Zeman, che sapeva riconoscere e lanciare i grandi calciatori che venissero dal nulla o dai vivai più prestigiosi. Molti tra i migliori talenti del calcio italiano degli ultimi trent’anni.

    Comincio dall’anticonformista e dal suo più grande paradosso, dalla cecità del navigato visionario che un giorno ha rifiutato di affidarsi all’intelligenza di un calciatore sopra la media, il quale non era più abbastanza giovane per essere plasmato e che, forse, aveva già costruito una mentalità troppo forte per accettare idee che non condivideva.

    Ma quel vecchio uomo di calcio, sfrontato provocatore, allenatore superato e innovatore bollito, Zdenek Zeman, ha forse avuto con le sue colpe il merito di rafforzare le idee calcistiche di quel ragazzo, così diverse dalle sue, che fino ad un giorno prima era ‘solo’ un grande giocatore.



    Madrid 8 aprile 2023

    Daniele De Rossi torna a Madrid per una partita di champions, 15 anni dopo la splendida vittoria da giocatore sul campo delle merengues e 6 mesi dopo la querelle di mercato che lo ha visto protagonista a seguito delle ottime stagioni sulla panchina della Roma, inseguito insistentemente dalla dirigenza madrilena per sostituire il partente Zidane.

    Lungolinea tv

    Ma lui non ha mai avuto dubbi sul fatto di restare alla guida dei giallorossi: “se non mi cacciano”, dice sorridendo,  “resto qui”.

    È rimasto lo stesso, Daniele. Equilibrato ma esplicito, ha qualche ruga in più e la voce più roca per via delle sigarette. E’ lo stesso che era da calciatore, quello che passava ogni estate in discussione per un motivo o per un altro, ma che alla fine restava sempre a casa sua.

    Appare concentrato ma rilassato. Durante la rifinitura scherza con l’amico e ct della nazionale Gigi Buffon, presente al Bernabeu per assistere al match.

    La DDR

    I cronisti più esperti accostano le sue squadre a quelle di Carlo Ancelotti, ironia del destino, uno degli allenatori che non ha mai avuto. A differenza di Carletto la grinta non è celata dietro all’atteggiamento pubblico, ma la conoscenza di calcio e la psicologia nei rapporti con i ragazzi sembra veramente vicina a quella del titolatissimo ex mister di Juve, Milan, Real, Chelsea, Psg, Bayern di Monaco, che ha chiuso la sua carriera al Barcellona nel 2019/20. Proprio nella stagione d’esordio di Daniele sulla panchina della Roma.

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    Il modulo

    Il 4 1 4 1 della DDR è un numero fluido. Nel tentativo di misurare il volume di un liquido, il rettangolo di gioco è riempito totalmente da idee e movimento.

    La difesa è a zona e possiede automatismi precisi. I due centrali sono difensori veri in grado di anticipare, recuperare e far ripartire l’azione con passaggi semplici. Spesso e volentieri, però, nelle partite casalinghe contro squadre chiuse, il mister arretra un centrocampista per guadagnare un uomo di qualità.

    L’uno di raccordo tra difesa e centrocampo è una creatura mitologica: un mezzo De Rossi spallettiano, che fa da schermo e si inserisce in mezzo ai difensori negli ultimi 16 metri, e un mezzo De Rossi alla Luis Enrique, che lo fa invece in fase di prima costruzione, con la difesa che diventa a tre e i terzini, rigorosamente di qualità, che salgono all’altezza dei centrocampisti.

    Le due mezzali sfalsate incrociano la posizione con i trequartisti che partono dall’esterno e, a turno, si inseriscono a dar man forte al centravanti per cercare la penetrazione con fraseggi corti di qualità.

    I pregi

    GIOCO Qual è la forza della squadra di Daniele De Rossi? Il fatto che non ha segreti da scoprire. Non è facile interpretare le scelte e le tracce che seguiranno i suoi calciatori. È uno spartito in continuo movimento alla spasmodica ricerca della soluzione migliore. Certamente il fatto di annoverare in rosa elementi di qualità è la conditio sine qua non per la riuscita della melodia. Ma alla base di tutto c’è di sicuro l’intelligenza, il pensiero tattico, la capacità di fare la scelta giusta, di cambiarla se ce n’è bisogno, di accelerare la giocata o temporeggiare. Questo ha anche creato nel gruppo una capacità di valutazione riflessa nel prevedere cosa stanno per fare gli avversari, per giocare d’anticipo, o quantomeno riconoscere e tamponare l’opzione più pericolosa.

    MENTALITÀ La squadra scende sempre in campo per comandare il gioco e a livello mentale vanta una grande capacità di reazione. Il carattere che il Mister sa imprimere alla sua squadra è figlio di una delle sue caratteristiche più spiccate da calciatore.

    I difetti

    GIOCO  L’eccessiva sicurezza nel palleggio e i calciatori di qualità sottotono, specie nelle partite più rognose e sui campi meno praticabili, sono contingenze che determinano un eccessivo numero di palle perse con conseguente spreco di energie nei recuperi. Ciò comporta un calo della lucidità che spesso costa il risultato.

    MENTALITÀ Rovescio della medaglia del carattere forte è l’aggressività, l’estrema generosità dello spirito del tifoso giallorosso che ha voluto inculcare nei suoi calciatori, ma che a volte fa sì che quest’ultimi perdano la testa facendosi trasportare troppo dall’emotività.Frullatore tecnico-tattico

    Il Frullatore tecnico-tattico

    Meticolosità > Luciano Spalletti

    La prima Roma di Spalletti giocava a memoria, sicura dei propri mezzi, proprio grazie all’attenzione ai particolari del tecnico di Certaldo.

    Mentalità > Antonio Conte
    Sono bastati quei pochi mesi insieme in nazionale per apprezzare e assorbire come qualità imprescindibile il carattere del “martello” Antonio Conte.

    Personalità > Rudi Garcia
    Nonostante i ricordi siano sbiaditi dalle ultime due stagioni alla guida della Roma, la personalità del francese non passerà mai di moda agli occhi di un romanista, uno dei pochi a non aver perso mai un derby.

    Rapporti con i giocatori > Marcello Lippi
    Se Daniele De Rossi ha ampiamente superato le cento presenze in nazionale lo deve al tecnico con cui ha vinto il mondiale. Che lo ha eletto titolare giovanissimo e che lo ha tenuto con sé dopo la squalifica nel trionfo di Germania 2006

    Filosofia > Luis Enrique
    L’allenatore a cui Daniele dà pubblicamente più meriti nella sua evoluzione calcistica.

    I momenti chiave da calciatore

    2001 – Il primo ritiro con la Roma campione d’Italia

    2002 – Il compagno Pep Guardiola

    2004 – L’esordio in nazionale con gol

    2006 – La squalifica e il rigore per la vittoria mondiale

    2007 – I 7 gol di manchester

    2008 – Real Madrid – Roma 1 – 2

    2010 – Roma Sampdoria 1 – 2

    2013 – Derby – Finale di Coppa Italia – Roma – Lazio 0 – 1

    2017 – La prima stagione da capitano della Roma

    “È questione di conoscenza, di qualità tecniche e compagni che si smarcano. Guardiola ce le aveva dentro, per la sua cultura, ha avuto Cruijff come allenatore. Noi l’abbiamo ammazzato, si è trovato in un posto in cui il calcio era un’altra cosa. Era diverso. Lui rimaneva sconcertato dal nostro vincere il contrasto e ripartire, cambiare gioco. Lui predicava calma, non voleva che ci girassimo col pallone. Lui si metteva lì, si levava gli scarpini e si prendeva del tempo con me per dirmi cosa sbagliavo. Un po’ lo faceva perché mi voleva bene, un po’ perché era il suo riscaldamento. Stava diventando un allenatore vero”. 

    Daniele de Rossi su Pep Guardiola

    Chissà il futuro cosa riserverà, chissà come finirà a Madrid.

     

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