Italia 1958 – il punto più basso della storia della Nazionale

    Per la qualificazione ai mondiali del 1958 l’Italia gareggiava nel Girone 8 insieme all’Irlanda del Nord e al Portogallo. ll 25 aprile 1957 a Roma, seppur con qualche difficoltà, gli Azzurri ebbero la meglio per 1-0 sui nord irlandesi grazie ad una bordata su punizione di Cervato. Un mese più tardi, però, gli uomini di Foni furono travolti a Lisbona per 3-0 dal Portogallo, che nel frattempo aveva pareggiato in casa e perso a Belfast le due partite contro la selezione nordirlandese.

    Importante ricordare che quella contro il Portogallo fu una sfida affrontata nel peggiore dei modi in seguito ad una storica umiliazione:

    Il 6-1 subìto a Zagabria contro la forte Jugoslavia in un incontro – per nostra fortuna – amichevole.

    Questa storica figuraccia ebbe ripercussioni importanti sulle decisioni della panchina: Foni decise infatti di eliminare il blocco difensivo della Fiorentina ed il portiere Lovati, schierando contro il Portogallo una formazione completamente inedita e sperimentale che tornò a casa con tre pappine sul groppone.

    Dopo la disfatta di Zagabria, in Italia molti dirigenti si convinsero che la grande qualità dimostrata dai giocatori slavi era esclusivo merito dei loro allenatori. Fu così che a partire dalla stagione 1957/58 una legione di allenatori slavi occupò numerose panchine di Serie A (Benćić a Bologna, Broćić sulla panchina della Juventus, Ćirć su quella della Lazio, Marjanović su quella del Toro), ma solo Broćić riuscì a terminare l’annata (per giunta con uno scudetto).

    Arrivò anche la malasorte: la beffa di Belfast

    Il 4 dicembre 1957 l’Italia pareggiò in Irlanda del Nord ma il match non fu convalidato. Colpa della nebbia che bloccò l’arbitro ungherese Zsolt all’aeroporto di Londra impedendogli di presentarsi all’appuntamento. Il match fu così arbitrato da un irlandese e registrato come una semplice “amichevole”. Intanto, a pochi giorni da Natale, l’Italia aveva saputo vendicarsi dei Lusitani infliggendogli un 3-0. A quel punto gli Azzurri si trovavano su una corsia preferenziale: per qualificarsi era sufficiente proprio un pareggio in terra d’Irlanda.

    Il 15 gennaio 1958 a Belfast era in programma il match verità. L’Irlanda del Nord era una squadra più che modesta con due soli grandi giocatori, il metronomo di centrocampo Danny Blanchflower ed il portiere Harry Gregg. Piccolo particolare: come Zsolt all’andata, anche Gregg fu bloccato dalla nebbia all’aeroporto di Londra. Così il CT irlandese Docherty schierò in campo la sua riserva Uprichard.

    Il dottor Foni (era laureato in Economia e Commercio) invece di portare a casa un match che poteva essere pareggiato anche 0-0, scelse di schierare una formazione che più sbilanciata non si può. Davanti al portiere Bugatti furono scelti il ripescato interista Vincenzi e lo juventino Corradi con “Mobilia” Ferrario stopper centrale. A centrocampo fu schierato un solo incontrista e per giunta esordiente, l’interista “Robiolina” Invernizzi, con al suo fianco Segato, regista della Fiorentina. Ma fu nel canonico quintetto d’attacco che il genio di Foni si sbizzarrì schierando cinque giocatori che non avevano assolutamente nelle loro corde la fase difensiva: Ghiggia, Schiaffino, Pivatelli, Montuori e Da Costa. Pivatelli e Da Costa erano due centravanti puri e Montuori era una seconda punta che giocava in questo ruolo anche nel suo club, la Fiorentina. Schiaffino era un genio del pallone ma a compiti di spola si dedicava solo se era costretto dal carisma del Jefe Varela, suo compagno al Peñarol e con la Celeste.

    Il disastro era così annunciato

    In campo gli irlandesi iniziarono a menare dal primo minuto, l’Italia invece ci produsse in uno sterile possesso palla con il suo quadrilatero di centrocampo pieno di fiorettisti. Così al 13’ la mezzala sinistra McIlroy indovinò un tiro da venticinque metri che batté imparabilmente Bugatti, uno a zero.

    L’Italia reagì ma con poca convinzione, così al 28’ Danny Balnchflower innescò Cush che a tu per tu con Bugatti segnò il due a zero in contropiede. Sul finire del primo tempo Pivatelli ebbe l’occasione per riaprire i giochi ma Uprichard si superò con una grande parata di puro istinto.

    Nel secondo tempo l’Italia si buttò avanti all’arma bianca. Lo stopper Ferrario, continuamente malmenato dagli attaccanti in maglia verde, stazionava ormai stabilmente in avanti. Il portiere Bugatti dovette sbrogliare un paio di contropiedi con uscite spericolate e al 56’ Da Costa, sfruttando un errore di Uprichard, segnò la rete della speranza. Gli attacchi azzurri però continuarono ad essere sporadici e confusionari senza creare reali problemi alla porta irlandese. Al 69′ l’arbitro Zsolt cacciò Ghiggia dal campo per un calcione rifilato al terzino sinistro McMichael. Grandi polemiche in campo ma questo episodio segnò il sipario sul match: l’Irlanda in superiorità numerica riprese a dominare e questa volta il fischietto magiaro compensò l’espulsione negando un rigore solare agli irlandesi ed annullando per fuorigioco un gol al centravanti Simpson.

    Finì così in modo inglorioso un match storico che segnò il punto più basso ed infausto della storia della nostra Nazionale.

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