Andrea Belotti, 6 curiosità sul Gallo che oggi compie 24 anni

    24 anni oggi, è cresciuto nella campagna bergamasca inseguendo le galline nel pollaio e obbligando il cane a stare in porta: è la storia di Andrea Belotti, Alias Il Gallo.

    Di Calcinate, comune nella provincia di Bergamo che ha dato i natali anche a Pietro Vierchowod e a Manolo Gabbiadini, Belotti ha mosso i primi passi nell’oratorio di Gorlago per poi indossare la maglia dell’AlbinoLeffe, esplodere nel Palermo e trovare la consacrazione nel Torino, di cui è capitano.

    Un ragazzo normale e di umili origini che non ha mai alzato la cresta se non per esultare: 26 le reti della scorsa stagione che gli hanno riservato il terzo posto nella classifica cannonieri della Serie A. Tifoso del Milan, il suo idolo è Andriy Shevchenko a cui sente di somigliare perchè «Calcio con entrambi i piedi e non ho mai fatto parlare di me fuori dal campo». Vero. Belotti è un ragazzo all’antica che ha scelto di vivere il suo successo con sobrietà, senza mai dimenticare le sue origini.

    Ho fatto dei sacrifici: da ragazzo non uscivo la sera, poi rinunciai ad un bel po’ di soldi per andare a Palermo. Al Torino sono sereno, ho anche indossato la fascia da capitano; ma siamo un gruppo unito, siamo tutti capitani. Dicono che dovrei alzare la testa ma non lo farò, non sono presuntuoso. Sono ancora il ragazzo di Gorlago”. (toronews.net, 15 ott 2016)

    In occasione del compleanno, abbiamo trovato alcune curiosità che ci raccontano qualcosa in più su uno dei Bomber più giovani d’Europa.

    1. La cresta per l’amico

    “Da piccolo inseguivo i galli nel pollaio di mia zia. E poi il mio amico Juri Gallo un giorno mi ha sfidato a fare questa esultanza per scherzo: ho subito segnato e non ho più smesso di farla”

    2. Papà operaio

    «La partita di mio figlio in Nazionale contro la Germania? Non l’ho vista, non sono riuscito a cambiare il turno in tipografia». Parla Roberto, papà di Belotti, che nonostante il successo del figlio non ha alcuna intenzione di interrompere il suo lavoro.

    3. Mamma, ti cambio la vita!

    «Stirava camicie per un’azienda, non volevo più vederla con le occhiaie sul viso. Così le ho detto che se voleva, avrebbe potuto smettere», ricorda l’attaccante classe ’93. Che, può sembrare strano, ma prima di dire una cosa simile ci ha pensato un po’: «Pensavo di offenderla. E poi non mi piace sembrare quello che si arricchisce e fa smettere i genitori di lavorare, ma non ce la facevo più a sentirle dire che era stanca e non riusciva a venire a Palermo a trovarmi».

    4. La mancia della nonna

    «E’ sempre venuta a vedermi alle partite e quando segnavo mi dava una mancia o mi portava il salame».

    5. La fede

    Cresciuto in oratorio, da bambino Belotti faceva il chierichetto. Tutt’oggi quando è in ritiro col Torino va sempre a messa. «Essere cristiano è un motivo d’orgoglio. Poi ovvio, toglievo la tunica e avevo subito il pallone in mano».

    6. Parsimonia

    «Il mio rapporto coi soldi? Prima viene il mio bene, poi il denaro. Non mi sento tirchio né spendaccione, risparmio perché un giorno avrò una famiglia da mantenere. E non mi piace sembrare quello che ha fatto i soldi e fa smettere i genitori di lavorare».

     

    LASCIA UN COMMENTO

    Per favore inserisci il tuo commento!
    Per favore inserisci il tuo nome qui