Rivoglio il mio calcio

    Rivoglio il mio calcio, quanno l’uno era er portiere

    gli stadi erano pieni e le partite erano “vere,

    non c’era pay-tv ma solo ‘a radiolina

    e cor “clamoroso al cibali” perdevi la schedina.

    Rivoglio il mio calcio, quanno er due cor tre erano i terzini

    e in strada se giocava co ‘e figurine de ‘a Panini,

    si era tutti amici ed in curva era ‘na festa

    partivi pa trasferta e tu madre alla finestra.

    Rivoglio il mio calcio, quanno er sei era er libero er quattro era er mediano

    er cinque era na schiappa e nun menava “piano”,

    la domenica allo stadio, pizza “calla” e mortadella

    le partite erano alle tre e la gente sempre quella.

    Rivoglio il mio calcio, cor sette all’ala destra

    dar lunedì ar sabato na sola cosa in testa

    tornà dentro quer posto, così pieno d’amore

    sicuro che la squadra ‘n campo, avrebbe dato er core.

    Rivoglio il mio calcio, cor nove centravanti

    che se segnava ‘n gol, in difesa tutti quanti,

    er dieci era er più forte e nun ce n’era pe nessuno

    e in campo nun vedevi er portiere cor trentuno.

    Rivoglio il mio calcio, co i fumogeni e i borghetti

    in curva gente “tosta”, né coatti né “fighetti”,

    la sciarpa sempre ar collo e ‘n saccoccia mille lire

    novanta e forse più, minuti da soffrire.

    Rivoglio il mio calcio, il calcio quello vero

    che se vincevi ‘n derby, godevi n’anno intero,

    er lunedì eri senza voce, ma nun te fregava niente

    quer boato dopo er gol, te rintronava in mente.

    Rivoglio il mio calcio - carlo parola

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