Papà, perché siamo dell’Atletico Madrid?

    È la domanda di un bambino tifoso dei “colchoneros”, l’altra squadra di Madrid. Ingenua e allo stesso tempo pungente verso il proprio genitore, che ha un attimo di smarrimento. Vuole trovare un senso alla risposta per dire al figlio di essere orgoglioso dei colori “rojiblancos”. Un motivo per illuminare i suoi occhi e spegnere l’entusiasmo che regna dall’altra parte della città. L’immagine di uno spot televisivo rivela la realtà che vivono ogni giorno i tifosi dell’Atletico Madrid. La storia di un popolo spavaldo e ribelle che affronta gli avversari a testa alta.

    Madrid-tifosi

    L’orgoglio Rojo y Blanco di Madrid

    I “colchoneros”, ovvero i materassai sono i parenti poveri del Real. Una storia nata nel 1912, quando i colori bianco e blu furono sostituiti da quelli bianco e rosso, in virtù della foggia dei materassi dai quali era ricavata la divisa. Un club che vive da più di un secolo nell’ombra dei più famosi “cugini” delle merengues. Molto più vincenti. Molto più belli da vedere sicuramente. Essere colchoneros, invece, significa darsi un abito moderno senza aver smesso di sentirsi eredi di una storia umile. È l’antitesi del successo. È vivere costantemente in lotta contro la paura. Il terrore di dover spiegare i motivi di una scelta fatta con l’orgoglio. Solo chi vive tutto ciò può capire. Solo chi è tifoso dell’Atleti sa come affrontare quello che sembra un fardello ma in realtà rappresenta l’orgoglio di un intero popolo. “Nel calcio si deve avere sempre paura, solo chi ha paura scopre di avere coraggio”. Una citazione del “Cholo” Simeone, attuale tecnico dei colchoneros e vecchia bandiera del club. Una frase che descrive alla perfezione lo spirito di questa squadra e soprattutto dei suoi sostenitori. Vivi, orgogliosi e fieri.

    Madrid-VicenteCalderon

    Il teatro degli incubi di Madrid

    Sulle rive del fiume Manzanarre l’odore di frittura si perde in un’aria più vuota del solito. Solo un anno fa l’atmosfera che si respirava da queste parti era totalmente diversa. Il bar La Bodeguita dove si radunavano i tifosi giace malinconico e spoglio di persone. Quando si giocava al Vicente Calderon il clima era incandescente. Uno stadio specchio dell’indole popolare dei suoi tifosi. Un luogo dove i colcheneros hanno affrontato tante battaglie. “Se il Bernabeu è un teatro, il Calderòn è una pentola a pressione”. Così dice Juan Esteban Rodrìguez, tifoso che ha prodotto due opere esplicative del mondo Atletico. Ora niente è più come prima. Il nuovo stadio Wanda Metropolitano è una casa di lusso ma i tifosi dell’Atleti hanno dentro una carica nostalgica che si porteranno dentro per tutta la vita. L’amore di un tempo che va dagli anni in bianco e nero di Luis Aragonès e Jabo Irrueta fino agli anni ’90 di Simeone e Futre non c’è più. Come non c’è più il Vicente Calderon. Anzi no, invece è lì. Sedotto e abbandonato da un popolo che mai avrebbe voluto lasciarlo.

    Atleti, Atleti, Atletico de Madrid

    Forte, deciso, schietto. A rimarcare il proprio nome. Il coro rimbomba nell’aria a cadenza regolare. Come il battito del cuore dei suoi tifosi. Orgogliosi di sostenere un club con più di cento anni di storia. Anni di lacrime, di dolore ma anche di gioia. Per le vittorie, per la fierezza di essere la squadra del popolo. Dei proletari. Di quelli che nella vita hanno dovuto sempre lottare ma non si sono mai arresi. Neanche di fronte alle difficoltà più grandi. Sono ancora li assieme a quel bambino a chiedersi ogni tanto perché sono dell’Atletico. La risposta è scritta in fondo al loro cuore.

    No es fàcil de explicar…pero es algo muy, muy grande

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