Lo chiamavano Derby d’Italia

    Quando si nomina la parola Derby d’Italia il pensiero non può che andare a Juventus-Inter. Un’eterna rivalità cui Gianni Brera negli anni ’60 decise di associare questo epiteto. Una definizione suggestiva quanto rivoluzionaria che assume i toni di un ossimoro. Se da una parte allarga i confini dall’altra li restringe riducendola a una sfida tra due squadre della stessa città.

    Il Derby d’Italia nasce così.

    Non c’è una data certa all’origine di questa rivalità ma si può ricondurre al fatto che erano i due club che all’epoca avevano vinto più scudetti e al confronto tra le due famiglie egemoni, gli Agnelli e i Moratti. Un derby anche nel campo dell’imprenditoria seppur in settori diversi ma allo stesso tempo affini.

    Derby d'Italia-trapattoni

    Una sfida in campo, soprattutto, passando dall’Inter di Helenio Herrera alla Juventus di Platinì, dallo scudetto dei record di Trapattoni alle sfide con Ronaldo e Del Piero. Un confronto tra due grandi potenze del calcio nostrano in cui come sempre i tifosi ne sono la manifestazione esteriore.

    Negli stadi, nei bar, nelle piazze e in ogni angolo in cui si respira calcio uno juventino e un interista saranno sempre in competizione. Una disputa sociale mascherata dalla rivalità calcistica. Così potremmo definirla.

    Nonostante non facciano parte della stessa città, infatti, il confronto tra juventini e interisti assume quelle che sono le caratteristiche di un vero e proprio derby: goliardia, sfottò, spettacolo sugli spalti, agonismo estremo in campo. Da una parte e dall’altra non si risparmiano frecciatine pre e post partita sia tra i tifosi che tra gli addetti ai lavori.

    Derby d'Italia-agnelli

    Celebri sono le battute dell’avvocato Prisco, compianto dirigente interista, tra lei quali “La Juventus è una malattia che purtroppo la gente si trascina dall’infanzia”. Da parte juventina l’altro avvocato di nome Gianni Agnelli non le mandava di certo a dire. Spesso tirava fuori dal cilindro dichiarazioni del tipo “Ormai in Italia non c’è più ritegno se anche il mio cuoco può comprare una squadra di calcio” riferito al fatto che Ernesto Pellegrini fosse divenuto presidente dell’Inter.

    Un po’ di pepe non guasta mai e sicuramente due personaggi come loro renderebbero il calcio di oggi più “romantico”, trasmettendo un certo fervore a questa sfida.

    L’anima del Derby d’Italia non c’è più.

    Questa è l’amara verità. Colpa del calcio moderno? Forse sì. Purtroppo sono cambiati i tempi a svantaggio di quelle che erano le emozioni e le sensazioni di quella che è sempre stata la regina delle partite.

    Gli juventini, spavaldi e fieri, da una parte contro gli interisti, eterni sognatori, dall’altra. Certo per loro sarà sempre una sfida particolare ma la vivranno con gli occhi gonfi di nostalgia. Di quel sentimento che ti riporta indietro nel tempo confermando che gli anni sono passati e non torneranno più.

    Si è spento qualcosa, anche in questa rivalità. Juventus-Inter è ormai il Derby d’Italia solo per i titoli dei giornali. Per quelli che amano riempirsi la bocca di belle parole ma che non vivono di emozioni.

    Mancano il calore e i colori di una sfida che non ha più il sapore di un tempo, sopraffatta dalla volontà di renderla un format  televisivo da vendere a buon mercato. A farne le spese sono sempre tifosi, cui nessuno si ricorda di chiedere mai un parere. Di chiedere se si riconoscono in questo calcio.

    E allora Juventus-Inter varrà pure tre punti per lo scudetto ma non sarà mai più la stessa cosa. Chi l’ha vissuto in un certo modo lo sa bene. Basterebbe chiederlo a Peppino Prisco e Gianni Agnelli cosa ne pensano per fugare ogni dubbio. Purtroppo non ci sono più.

    Senza di loro Juventus-Inter non avrà più quel  pizzico di brio che gli è valso il nome di Derby d’Italia.

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