La Boca: il sangue della gente ribolle per i colori azul y oro

    Case variopinte costruite senza balconi, con tetti di lamiera e legno umido nel cuore della Boca. Il fiume Rio de la Plata, sporco e fangoso, che scorre affianco alle abitazioni cercando la sua foce. La zona portuale piena di immigrati, sinonimo di povertà, di lacrime e allegria tipici dell’America Latina. Un’isola dentro la città in cui l’unica ricchezza sono quei due colori. Il giallo e il blu. Il sole e il cielo. Ovunque. Sui muri della città, sui vessilli che sventolano appesi alle finestre, sulla pelle e nell’anima della gente. Questa è la Boca.

    Boca-caminito

    Boca Juniors e le origini genovesi

    Muro Lucano, un paesino della Basilicata in provincia di Potenza, a migliaia di chilometri da Buenos Aires. La storia del Boca Juniors è partita da laggiù e precisamente da Francesco Pablo Farenga, uno dei tanti italiani arrivati in Argentina nel 1870 alla ricerca di un tozzo di pane e di una speranza per il futuro.

    A La Boca quando arrivavano immigrati dall’Italia erano soliti chiamarli “genovesi”. La maggior parte delle navi che li trasportava proveniva proprio dal capoluogo ligure e ben presto nella zona portuale si formò una solida comunità genovese. Quel Francesco sposò una tale Livia Vallega, una ragazza nata a pochi chilometri dalla Lanterna. Dai loro otto figli e dall’incontro con i marinai britannici nacque la leggenda del Boca Juniors.

    Boca, come il quartiere, il cuore operaio e pulsante della città. Juniors in omaggio al marinaio inglese che gli aveva regalato il primo pallone. Un nome divenuto simbolo e orgoglio del popolo di Buenos Aires. Un club che farà la storia del calcio argentino e mondiale.

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    La Bombonera, il tempio del Boca Juniors 

    Ogni volta che gioca il Boca Juniors mezza città si riversa nello stadio che sorge sulle rive della Plata. Lì dove gli spagnoli cercavano l’argento che poi ha dato il nome alla nazione.

    Mentre si attraversa la città in un festival di colori e magia improvvisamente appare lei: la Bombonera. Il posto dove ogni tifoso del Boca sogna di entrare fin da bambino per sostenere i colori azul y oro. Un luogo magico dove gli Xeneizes, così chiamati per le loro origini genovesi, danno libero sfogo alla loro passione incessantemente.

    La Bombonera pulsa, la Bombonera si accende, la Bombonera è fuoco e orgoglio. Un uragano di emozioni si scatena tra cori e colori. Non c’è niente al mondo che possa valere di più per i tifosi Xeneizes. Il pallone è l’unica loro religione. E la Bombonera il rifugio dove affogare il rancori di una vita.

    Boca mi vida, es la alegria. È scritto su tutti muri. È tatuato nell’anima di ognuno di loro.

    La 12, il cuore pulsante del Boca

    La tifoseria più scatenata nello stadio più caldo e bello del mondo. La 12 è questo e molto di più. La 12 è un’istituzione mondiale. Un connubio di spettacolo e passione. Un amore senza fine racchiuso nel calore della gente.

    Boca, Boca de mi vida, vos sos l’alegria de mi corazon. Sabes todo lo que siento te llevo aca dentro de mi corazon.

    Dalle gradinate della Bombonera il coro si leva forte al cielo per arrivare in ogni angolo di Buenos Aires, ogni volta che gli Xeneizes scendono in campo. Che vinca o che perda la 12 è sempre lì. Al loro fianco. Senza porgere mai l’altra guancia.

    Canta a squarciagola. Canta col cuore della gente. Di tutta quella gente che è cresciuta con l’amore per i colori azul y oro, orgogliosa di appartenere a quel quartiere. In una città dove ognuno è tifoso di se stesso. Dove il sole splende alto in cielo e scalda il cuore della Boca.

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