Da quando Baggio non gioca più…non è più Domenica

    La citazione per Roberto Baggio nella canzone di Cesare Cremonini è un mix di romanticismo e nostalgia per gli amanti del calcio. “Non è più Domenica”. È la pura verità. Perché quando un grande campione smette di giocare niente è più come prima. Neanche i giorni della settimana. Ci vuole tempo per abituarsi. A lui per appendere gli scarpini al chiodo, ai suoi tifosi per non vederlo più scendere in campo. Ogni giorno che passa quel vuoto aumenta sempre di più. Ogni anno che passa una bandiera vola via e non ritornerà mai più.

    Baggio San Siro

    L’ultimo saluto a Roberto Baggio

    16 Maggio 2004, una data che ha segnato la fine di un’epoca. Roberto Baggio scende in campo per l’ultima volta a San Siro. La “Scala del Calcio” si alza in piedi per applaudire il Divin Codino. Le lacrime bagnano gli angoli degli occhi di tutti i presenti.  Di tutti quelli che lo hanno acclamato, ammirato, applaudito.

    Le immagini delle sue giocate, dei suoi gol, delle sue esultanze rimarranno scolpite per sempre nella mente di ogni tifoso. Roberto Baggio, il numero dieci più amato della storia del calcio italiano, non metterà più piede su un campo di calcio. In quel caldo pomeriggio di Maggio mentre il Milan si festeggia lo scudetto l’Italia intera piange.

    Sono lacrime amare ma sono anche lacrime di gioia. Per averlo visto giocare, segnare, esultare. Per aver regalato un sogno mondiale al popolo italiano. Semplicemente per averci fatto innamorare ancora di più del gioco del calcio. Il fascino di quel codino ha colpito ogni tifoso, al di là della sua fede calcistica. Niente ha mai unito più di Roberto Baggio. Nessuno potrà mai sostituirlo nel cuore della gente.

    Baggio Totti

    Totti, l’ultima bandiera dopo Baggio 

    Tredici anni dopo Roberto Baggio un altro campione ha dato addio al mondo del calcio. Il 28 Maggio 2017 Francesco Totti ha lasciato la maglia numero dieci della Roma. Un amore eterno quello tra il capitano giallorosso e la sua squadra. L’ultima bandiera in un calcio che è sempre più avaro di emozioni.

    Lo stesso numero del Divin Codino e lo stesso amore della gente. Della sua gente. Quella che lo ha visto crescere con addosso i colori giallorossi. Quella che lo ha visto riportare lo scudetto a Roma dopo 18 anni. La stessa che ha pianto un anno fa e continuerà a farlo ogni volta che all’annuncio delle formazioni non verrà pronunciato il suo nome.

    È difficile raccontare certe emozioni. È bellissimo pensare che vivranno in eterno. Quel giorno nelle lacrime dei tifosi giallorossi c’erano quelle dei tifosi di tutta Italia. Di tutti quelli che credono alle favole e non smettono mai di crederci.

    Eppure non c’è stato un lieto fine. Francesco Totti non giocherà più con la Roma. La maglia numero dieci non avrà più il suo nome. Nonostante tutto Totti c’è. C’è e ci sarà sempre nella vita di ogni tifoso della Roma. Amarlo è stato facile, dimenticarlo impossibile.

    Baggio figurine

    Voglio essere Roberto Baggio

    Le bandiere nel calcio non esistono più. Quanto di più vero in un mondo in cui i sentimenti hanno lasciato spazio al vile denaro. Sono lontani i tempi in cui si sognava ad occhi aperti sui campi in terra battuta. Bastava poco. Quattro zaini, un pallone e una maglia da onorare. Quella del proprio idolo.

    Partivano le formazioni e ognuno si immedesimava nel campione preferito.“Io faccio Mancini”, “io Batistuta”, “io invece sono Van Basten”. All’improvviso una voce gonfia di emozione rompeva gli indugi: ”Io voglio essere Roberto Baggio”. Era il più forte di tutti e nessuno osava contraddirlo. La maglia del Divin Codino spettava a lui. Come era giusto che fosse. Come nella favole più belle.

    Quel bambino probabilmente oggi sognerebbe di essere Messi o Cristiano Ronaldo. Non sarebbe la stessa cosa. Da quando non ci sono più Baggio, Totti, Del Piero, Maldini e tutti quelli che ci hanno fatto innamorare del pallone. Da quando il calcio ha perso la sua anima. Niente è più come prima. Nemmeno la Domenica.

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